Pulsa come un quanto di luce
lungo i tubi neri della notte siderea
nelle vene il calore di incendi notturni
bagliori nel buio
e sento il sangue farsi cenere
la fronte come il sole in potenza
Su! schiacciami Febbre
rendimi bianco come la veste dei malati
lasciami su un letto a girare minestra
e fammi passare il gusto di vedere il giorno
Io ho perso il sale
e mi lascio decomporre
che sia pure questo strazio
di pelle in fiamme
di ossa deboli e cuore appeso a un chiodo
che sia, dicevo, sonno su rasoi
ché lei toglierà il disturbo
e si farà piccola all'orizzonte
Non sono più
la proporzione delle mie dimensioni
la rima
quella che cade dai fiori
a un soffio d'aria
a guardarsi l'aurora mentre vola
E dormo su un raspo d'uva
e stacco i fili dei perché
Il tempo è cambiato
si è fatto scuro il sole
e le foglie già non sanno più stare sui rami
scheletrici
come braccia di vecchi avvizziti
Io mi sono fatto lasciare sull'orlo del mondo
lì dove pur deve finire
perché se è tonda la terra
da qui non si vede
E aspetto la notte a farmi da balia
Nel ricordo il gusto di giorni dimenticati
piantati nel centro
il tuo sapore e l'odore nascosto
dalle pieghe inconsce arrivano
come vesti arlecchine a farmisi pelle
Ti trovo al di là d'una profezia
che aspetti di piangere
e non mi guardi
e sai di neve d'estate
Mi chiedevo dei panni stirati
le tue mani bianche
lunghe come spighe
cucinavano cibi sublimi
ed era immaginarti
perché non v'era stata primavera
e i fiori non facevano festa
Un sogno
perduto tra le lenzuola
quel possibile stato di cose
le mie mani sul tuo ventre
un libro vicino
e gli altri che guardavano senza capire
Come pianta da cerimonia
dietro un sorriso orpello
m'affloscio nell'angolo stabilito
senza sole
privo d'acqua
A mente chiara
potrei colonizzare il muro
farmi strada tra le crepe
e sognare paradisi d'altre stanze
ma rimango
smagrito
tra un sesso di pareti
come Madonna al crocicchio
a guardare fiori marci di colori
Di notte penso
solo un giorno è passato
da uno sguardo
dal sole posato tra i ruderi dell'impero
e gli alberi in riso
a tracciare la luce
profilo di te
Ma ora l'insonnia reca tutto il peso
d'istanti scoscesi
e fatico a non vederti
aria
Apri le mani e sarà pioggia
Serpe tra lembi di pelle mantra il sibilo inquieto
scivola sull'acque calme del tuo corpo
rugiada nell'imbrunire la passione
Ti chiedo
forcuta la lingua
una lunga notte insonne
e cantami
come musa
del lucente marinaio
o se sei Calipso
non lasciar ch'io abbandoni la tua sponda
per un viaggio di vele nell'ombra
Che il vento mi porti
semmai spirasse
il dolce sale tra le tue cosce
La farfalla era incisa sulla pelle
come fosse un fiore
la tua pelle sconosciuta
Il vento non marciava per sentieri
l'acqua calma come miele
stringeva i corpi fluttuanti
e sentivamo luglio sulla fronte
scrivere melodie di cicala
Il mio sguardo era chiodo
sull'ombra d'un albero
silenzioso schianto di pioggia
nell'istante liquido il nettare
Era chiaro il viso
perso in qualche gola di notte
e il vino che mi hai dato era veleno
così dolce
e in lontananza un odore di fiori
strappava petali dal vestito
nero al tremare di mani
Gli occhi
scaglie di pietra e singhiozzi
mentre andavano via le stelle
e il tempo richiamava di nuovo il mondo
alle sue leggi insulse di noia
al riposo
letargo d'orsi